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‘Le Rubriche’ Category

Quante volte l’eco di questa affermazione ha infilzato cuori e intriso di dubbi e ombre il rapporto più splendente pensavamo ci fosse?

Forse scrivendone mi si rivelerà una spiegazione vagamente plausibile.

Un incontro romantico, di quelli che stenti a credere possa davvero accadere: attrazione, poesia, condivisioni e visioni di vita molto compatibili. La fusione fisica, no, che dico, la compenetrazione quasi magica di corpo e anima. Wow, si parte per una nuova fase di vita, si comincia ad immaginare un tratto comune di avventura e progetto! Lo guardi negli occhi, mentre lui decanta i tuoi polsi fini e le tue dita affusolate, baciandoti le mani e dedicandosi a farti sentire amata e rispettata. E tu, che sei trasparente e senza filtri, gli dici ti amo, ormai è fatta, siamo noi. Qualche raro momento di dubbio c’è, ma non lo si vuole ascoltare, tutto troppo bello e appagante, soprattutto per chi attende da tempo il compagno della vita. Si parla, ci si racconta, ma settimana dopo settimana viene agli occhi una differenza: è questione di avere un carattere più riservato? Di certo io non ho diritto di cambiare nessuno, se lui tende a non aprirsi su alcune cose va bene, lo rispetto. D’altra parte sono io ad essere troppo aperta, una cascata di tutto che viene fuori senza controllo. Però questo aspetto non lo riconosco come fattore di unione, che ci posso fare? Vado avanti senza pregiudizi e osservo. Riconoscersi come coppia in innumerevoli aspetti, ma in quello del “dirsi le cose”, no, divario. L’amore e il trasporto però mettono la questione in secondo piano, procediamo! Amore, ti voglio raccontare questo: bla, bla, bla…cosa ne pensi? E tu? Come ti senti al riguardo? Via, grande abilità nello sviare il discorso se questo tende a portare in una posizione di osservazione a 360 gradi. Ok, aspettiamo, ma te lo dico, non mi riconosco in una relazione dove ci sono ostacoli al fluire del dialogo, al fluire della verità. Ci accordiamo: io smetto di chiederti, per rispetto, continuo ad essere aperta come da mio carattere e tu, sapendo che amo la trasparenza, se ti senti cercherai di venirmi incontro. Una specie di accordo. Io accetto qualunque tua cosa e situazione, ma nella trasparenza, ok? Accordo raggiunto. Un amore intenso e viscerale, siamo noi, apici di sessualità preziosa. Non mi risponde al telefono. Lo so già, è così, mi ha mentito. Non soffro, semplicemente scende il gelo, anzi, la glaciazione. Attendo la mattina dopo, così, tanto per avere una conferma a livello pratico, la cosa ormai in ogni caso è andata. Il messaggio di risposta rivela il permanere di poca trasparenza. Non lo riconosco più, non lui, che non ha fatto nulla di grave, non riconosco più l’amore che intendo io. Troppo drastica, troppo severa? Sicuramente, e me ne dispiace, ma non è in mio potere cambiare il mio sentire nei suoi confronti. Ci si riconosce e poi, ci si disconosce, accade anche questo.

Abbandono, morte e rinascita

Ancora devo capire bene questa faccenda delle mie visioni, moltissime hanno riscontro, altre no. Ora, ultimamente succede che crollino, che il loro fallire mi ponga ancora più nuda, spogliata del mio orgoglio (se le azzeccassi tutte non potrebbe non gonfiarsi un po’!), pronta a vincere sull’ultima tentazione-trabocchetto della mente, quella che maschera l’ultimo tentativo d’agganciamento da parte dell’ego proprio sul ciglio del baratro, con il manto della saggezza e della sapienza.

NO, LA MENTE DEVE MORIRE SENZA PIETA’.

(Scatto di Marco Tanfi)

Perlomeno temporaneamente. Ma lei, che non vuole perdere il potere, il controllo sul nostro io che la mantiene in vita, eviterà fino all’ultimo momento che il piede, prima uno poi l’altro, irrecuperabilmente, vada nel vuoto, lasciando l’apparente sicurezza della roccia.

Quello è il momento in cui l’arrendevolezza si deve accompagnare al coraggio. Questo è l’appuntamento che tutti noi abbiamo e che tutti noi temiamo al punto da non riuscire a veramente vivere, per paura di morire. Dobbiamo invece sperimentare senza paura la morte che è un semplice fulcro di nero-nulla, in realtà accogliente, in realtà un niente che dopo la prima fase di neutralità totale ed esasperante, non può non trasformarsi, riempiendosi di Tutto; il niente e il tutto sono in affrancabili.

Mai come quest’ultima volta ho voluto buttarmi in questo mare nero, mai come questa volta nessun velo di paura mi tratteneva al di qua, sulla terraferma. No, volevo perdermi per sempre nel vuoto, ero pronta a morire definitivamente. L’ho fatto, ci sono stata, annegata, molti, molti minuti. Era un fatto, ero inattaccabile da qualunque moto della mente, pensiero di Loretta, fremito di desiderio o propensione, non c’era neanche l’amore.

Questo per un attimo mi ha congelato: nella dimensione nulla-morte non c’è amore. E’ vero, nello stadio della morte più assoluta non c’è nulla in modo “totalmente totale” da non lasciare spazio nemmeno all’amore. Nella mia resa totale, nella completa morte di Loretta, ho accettato perfino questo. Infatti poco prima del salto nel buio mi era stato richiesto di recidere tutti gli attaccamenti affettivi, da quelli con i miei amori uomini, a quelli in teoria impossibili da spezzare, con i miei figli. Ho fatto perfino questo. Ero lì, anzi, non ero lì, sdraiata in un bagno di nero e silenzio. Sapete però che la morte è costretta ad un certo punto ad accogliere la vita? Quando ha avuto la sua soddisfazione, quella di essere padrona e possederti fino all’ultima cellula, si intenerisce e come una madre, non può non lasciar filtrare semi di luce, che man mano si impossessano del mare nero e di ciò che ci galleggia dentro. E il mio corpo, il mio essere senza forma, comincia a recepire una carezza di dolcezza e luce che alla fine pervade con potere crescente il niente. E il niente diventa il TUTTO.

Il tutto con la sua luce irrorata con la forza di mille soli e il piacere divino che scorre nelle vene di un nuovo essere. NUOVO. La morte ripulisce e tu sei nuovo. La vita mi ha voluto richiamare dal mio nulla, sebbene il mio desiderio fosse di rimanere là; la mano della vita mi attirava, ed era quella di un uomo.

(estratto del mio prossimo libro “Essere nulla”)

PEPPINO DI CAPRI
CARISCH
N° Di Catalogo: VCA 26125
Stampato in: ITALIA
Data: 24 Novembre 1960
Rarita’: COMUNE
Quotazione: euro 4,00 / 7,00
Qualità Grafica Della Copertina: 7

NOTE
EVENTUALI
:
La incredibile popolarità, lo stratosferico successo di un personaggio come
Peppino Di Capri. Questo suo singolo, così come tanti altri, uscì con varie
copertine diverse ed in tempi differenti, pur restando nell’ambito del periodo.
Solo di questa copertina ne esistono almeno quattro varianti! Comprese
riedizioni con copertina fotografica differente. Ma era inevitabile. Chi non ha
amato all’epoca questo straordinario mescolatore di sonorità americane ben
infarcite di atmosfere fortemente italiane e speziate con sapiente gusto dello
splendido mare campano? Meriterebbe un monumento un personaggio di tal fatta, e
non è detto che, a mia insaputa, mentre scrivo esista già un qualcosa di
simile. Totalmente meritato; sottoscriviamo in
toto
.

LATO
A:

Che Vita (Cenci – Lepore)

ACCOMPAGNAMENTO: I Rockers

QUALITÁ
ARTISTICO MUSICALE
: Discreta

Che vita è una delle canzoni che
fu utilizzata come colonna sonora del simpaticissimo film Mariti in pericolo (ancora non abusato dalle TV che trasmettono 500
volte lo stesso vecchio film), pellicola interessante e gioiosa di Mauro
Morassi, con un cast di sicuro interesse: Sylva Koscina, Franca Valeri, Mario e
Memmo Carotenuto, Pupella Maggio, Dolores Palumbo e altri vari. La canzone
diciamo pure che non è tra quelle che fanno saltare dalla sedia con entusiasmo.
Però è appunto adatta e concepita per la pellicola che la contiene; un cha-cha-cha che non pretende di
entusiasmare ma promette comunque momenti assolutamente spensierati;
immancabile l’apprezzato assolo del sax di Gabriele Varano (‘the best saxman in the world’ sentenziò
Peppino!) e impeccabile, come d’uopo, la lettura vocale del Faiella-Di Capri. Rivedetevi
il film, riascoltatevi la canzone e vi troverete immediatamente catapultati in
quel mondo, purtroppo ormai di fiaba, che tanto abbiamo amato in gioventù…   

LATO
B:

Tu sei l’orizzonte (Lojacono – Testa)

ACCOMPAGNAMENTO: I Rockers

QUALITÁ
ARTISTICO MUSICALE
: Ottima-

Capita, lo
sappiamo bene, che a volte la pietra più radiosa sia relegata sul lato B di un
singolo anziché sul suo lato più nobile. Se si cercassero conferme di questa affermazione,
eccovi subito un esempio indiscutibile. Tu
sei l’orizzonte
è davvero una bella canzone, concepita in slow terzinato di una semplicità estrema
e che, proprio per questo, sorprende in maggior misura. Una melodia dolce e
lasciva che si insinua tra le note di un giro armonico semplicissimo e quindi
ancor più difficile da offrire spunti vistosi di grandezza. Anche qui Varano ci
infila il suo irresistibile sax, restando nel motivo conduttore ma, chissà
perché, sempre bello, simpatico e innovativo. La voce di Peppino fila via via
che è una bellezza, fino all’acuto finale che ti mette addosso una maledetta
voglia di riascoltare per la millesima volta la canzone. Un pregio che solo le
belle melodie sanno trasferire nell’animo di chi sa ascoltare; un Peppino Di
Capri che offre una precisa e solida concezione del suo genere più abituale.