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Eccomi nuovamente alle prese con la
difficoltà di mettere nero su bianco.

Eccomi nuovamente a scoprire
l’incapacità di trovare le parole buone, di scovare in qualche angolo del mio
cuore le giuste lettere, di comporle, di dare un senso, un’emozione, un valore
ai bastoncini che le compongono.

Il mio cuore è ancora troppo provato,
è ancora stretto in una morsa che lascia poco spazio all’espressività, di
sentimenti, opinioni o riflessioni.

Un giorno troverò il coraggio di
raccontare un vissuto così intimo ed importante della mia esistenza.

Per ora, il mio silenzio è colorato
dalle anime bellissime che compongono la redazione di questo giornale. Una
squadra fantastica, che non gioca solo per vincere, ma anche per sopportare le
sconfitte del suo direttore, le assenze di chi dovrebbe dare la corretta linea,
le lacune di chi invece dovrebbe colmare gli spazi vuoti o insufficienti, o
smussare gli angoli spigolosi.

In questo numero, che dedicheremo
alla necessità di tenere sempre acceso il faro sulle vicissitudini umane
ed ambientali del nostro pianeta, la redazione di Condy ha svolto un lavoro
straordinario, intenso, minuzioso, ricco di esposizioni sociologiche,
politiche, filosofiche, poetiche, artistiche, giuridiche.

Ringrazio per questo una ad una, uno
ad uno, ogni componente di questo nucleo umano e professionale di rara
bellezza, con un pensiero particolare alla nostra Donatella Lavizzari, che ha
intervistato e raccontato il mondo, l’universo umano e simbolico di Fulco
Pratesi
e Bruno Bozzetto.

Un privilegio, davvero un privilegio
averli ospiti del nostro giornale.

***

Eccoci qui… a continuare per la
nostra strada, a cadere e a rialzarci, ma senza smettere per un momento di
sentirci ed essere, nel nostro piccolo, attenti guardiani… della democrazia,
della bellezza, delle cose giuste e buone.

Che non sempre è facile distinguere.

Ma noi, no… non ci faremo
imbrogliare.

Il Faro della Guardia – Isola di Ponza. Foto di Anna Rita Cardarelli

Quando manca l’acqua si smette di annaffiare per prima cosa le piante ornamentali, i fiori, ed ogni espressione della natura dedicata al piacere del nostro sguardo e olfatto. Si convogliano le risorse verso le piantagioni, verso ciò che si trasforma in solido nutrimento. Un po’ come si fa per le risorse e i fondi destinati alla cultura e allo spettacolo, che vengono drasticamente tagliati in tempi magri. Come poter contestare una tale pratica? Tale reazione è piuttosto comprensibile. Anzi, io aggiungerei che sarebbe consono multare e negare la possibilità agli abbienti, di usare acqua anche solo per il proprio pratino inglese, fino a che l’ultimo bambino ed essere su questa terra non abbia garantito il necessario e quotidiano quantitativo di acqua da bere. Ma se andassimo ad investigare e risalissimo alle origini del danno, forse sfuggiremmo all’ inevitabile trappola: quella di farci orientare nelle nostre scelte da un’influenza dominatrice, quella che rende un posto ricco e pieno di risorse come il pianeta terra, luogo di miseria e competizione.

Mi spiego meglio: perché c’è siccità? A parte tutti i fattori climatici relativi ai danni prodotti dall’uomo e non, di certo c’è un grande spreco per la mancanza di manutenzione delle condotte idriche, così come una carente organizzazione delle risorse. Motivo per cui non mi dovrei io, trovare nel dilemma di lasciar seccare un’azalea in favore di un cavolo. Allo stesso modo ritenere che il nutrimento culturale sia superfluo e secondario rispetto alla “pagnotta”, è apparentemente accettabile ma in realtà da ripudiare totalmente. Perché è da ripudiare il solo fatto di dover fare una scelta. E anche qui, come con l’acqua e tutte le risorse terrestri, qual’ è il punto? A causa degli sprechi, della disparità, dell’avidità, della mancanza di lungimiranza, ci troviamo ad essere affamati, culturalmente e nel vero senso del termine, nella necessità di dover operare la famosa scelta.  E allora voglio inondare idealmente coloro che decidono delle nostre sorti, di quanta più saggezza e fratellanza possibile, in un tripudio di fontane paradisiache, affinché sgorghi la consapevolezza nei loro cuori.